Il clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino. Le temperature di gennaio sono comprese dai -5 C° ai -10° mentre in estate sui 20°-25° anche più. Pur presentando gran parte del proprio territorio ad una altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei 1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei 2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine. A partire dalle fasce altimetriche più basse, il clima può essere suddiviso in quattro grandi aree:
Area submediterranea
nell'area dell'Alto Garda e della bassa Valle del Sarca. È la parte relativamente più mite della regione, con inverni in ogni caso freddi, anche se non come nel resto dei fondovalle, ed estati calde ma moderate dalla brezza pomeridiana del Garda. La vegetazione è composta da essenze miste submediterranee e continentali con particolare presenza di olivi, lecci e cipressi;
Area subcontinentale
clima di transizione che caratterizza i fondovalle, con inverni piuttosto rigidi ed assai nevosi. La vegetazione è costituita soprattutto da castagni, faggi e abeti bianchi; anche in questa fascia non mancano in ogni caso essenze submediterranee, soprattutto nelle are più protette o di versante. In questa area viene praticata diffusamente la coltivazione di mele. In Alto Adige le zone di produzione principali sono la Val Venosta con [l'associazione VI.P]e la zona da Merano fino a Salorno lungo l'Adige con il consorzio VOG. La Val Venosta, che si estende dalle cime più alte del Gruppo Ortles per poi degradare dal Passo Resia fino a Merano, è una meravigliosa oasi naturale, dove prospera la frutticoltura più ricca ed evoluta.
Natura incontaminata, conformazione geologica, posizione privilegiata e speciale microclima sono fattori che da sempre contribuiscono ad una produzione di mele di altissima qualità, dalla polpa soda e particolarmente succosa, che ancora dopo mesi dalla raccolta mantengono il sapore della frutta appena colta. La scarsa piovosità (meno di 500 mm di precipitazioni annue), la presenza costante del sole per oltre 300 giorni all’anno, l’aria frizzante dei ghiacciai che garantisce una crescita lenta e le forti escursioni termiche che eliminano insetti e parassiti, rendono la valle un vero paradiso per la coltivazione di mele.
area continentale - nelle vallate alpine (come le valli di Fassa o di Sole o di Primiero) con inverni rigidi ed estati brevi e piuttosto piovose e con vegetazione composta soprattutto da conifere;
Area alpina
nelle fasce superiori al limite della vegetazione arborea (1800/900 m s.l.m.), con nevi che permangono a lungo durante l'anno.
Vi sono valli nelle quali le temperature sono anche molto più miti della media, perché risultano protette dai venti del nord da una compatta orlatura montuosa (per esempio la Val Venosta), altre che al contrario hanno temperature più basse, perché vi si incanalano con facilità i venti di tramontana d'Oltralpe (per esempio la valle dell'Isarco). Inoltre nei fondivalle più estesi le condizioni climatiche diventano quelle proprie dei climi di tipo continentale, cioè con inverni freddi ed estati anche molto calde: così a Vipiteno (in provincia di Bolzano), posta a 948 m di quota in una conca della valle dell'Isarco, la media estiva a luglio è di 25 °C (contro i 23 °C di Riva del Garda, temperata peraltro dalla presenza del lago) e quella media di gennaio è di -5 °C (+3 °C a Riva). Comunque esiste una fondamentale differenza tra la valle dell'Adige sino a Merano e il resto della regione.
Le temperature annue più elevate si registrano a Bolzano e a Merano, a circa 300 m di quota, con medie di 12 °C; in entrambe le città non sono infrequenti delle punte massime estive anche superiori ai 35 °C. Invece la media annua a Dobbiaco, località della Val Pusteria (non particolarmente rilevante l'altitudine: 1.256 m) è di soli 3,5 °C, a causa sia degli inverni molto rigidi sia delle estati non calde. Le aree dove più copiose sono le precipitazioni (dall'autunno all'inizio della primavera con frequenti nevicate invernali) corrispondono ai rilievi del Trentino sudorientale, direttamente investiti dai venti umidi provenienti dal mar Adriatico; i massimi sono comunque sui 1.700 mm annui. Le aree più asciutte sono invece alcune zone particolarmente protette dell'Alto Adige: in alcune località della Val Venosta si toccano minimi di 500-600 mm annui.
La regione può vantare un'antica tradizione culturale di tutela dell'ambiente; le aree variamente protette occupano circa il 20% della superficie territoriale, con discreto vantaggio per l'Alto Adige, che raggiunge quasi il 23%. Include una vasta sezione del Parco nazionale dello Stelvio; a partire dagli anni Settanta ha provveduto a istituire numerosi parchi, privilegiando la zona delle Dolomiti. Tra questi ultimi si ricordano il Parco regionale dell'Adamello-Brenta (43.600 ettari), i parchi naturali del gruppo di Tessa (33.000 ettari), l'Alpe di Fanes-Sennes-Braies (27.000 ettari), dello Sciliar (di eccezionale interesse geologico, includendo una remotissima e pressoché intatta scogliera corallina, formatasi in mari caldi, tropicali), delle Pale di San Martino, del gruppo delle Odle, e la riserva naturalistica del Laghestel di Pinè, nella valle trentina di Pinè.