Gli umani si adattano e si evolvono insieme alle pandemie. Studio su 70mila scheletri

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L’analisi delle tracce trovate sulle ossa umane ha rivelato un processo di co-evoluzione tra corpo umano e malattie, che tendono a diventare meno letali in favore del passaggio da un ospite all’altro.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE ha esaminato come gli esseri umani si sono adattati nel tempo per sopravvivere agli agenti patogeni che hanno causato malattie infettive come lebbra, tubercolosi e treponematosi, come parte dello sforzo globale per la ricerca sul Covid-19. L’analisi guidata da Maciej Henneberg e da Teghan Lucas della Flinders University, insieme a Kara Holloway-Kew della Deakin University, entrambe situate in Australia, si basa su quasi 70.000 scheletri umani esaminati, in particolare sulla ricerca di tracce di queste antiche malattie come segni rivelatori di infezione patologica.

I ricercatori hanno osservato la mutazione  di agenti patogeni attraverso il contagio degli esseri umani e i segni dell’evoluzione interna al loro organismo per diffondersi ulteriormente e accedere a quanti più ospiti umani possibile. Nel processo, tuttavia, è stata rilevata una riduzione della gravità delle malattie come conseguenza.

“Gli agenti patogeni possono uccidere l’ospite umano o invadere l’ospite senza causarne il decesso, garantendo la propria sopravvivenza, riproduzione e diffusione”, ha detto Henneberg, anatomista e antropologo biologico di fama internazionale. Le tre malattie citate (tubercolosi, la lebbra e le treponematosi) sono considerate casi specifici di malattie infettive croniche che non uccidono immediatamente il loro ospite e considerate primi esempi di coevoluzione sia per l’agente patogeno che per gli ospiti umani, con riscontri di queste interazioni attraverso 200 generazioni.

Ciascuna delle tre malattie ha mostrato un calo della prevalenza derivante dal co-adattamento, spiega Henneberg, che è vantaggioso sia per la malattia che per l’ospite umano. Negli ultimi 5000 anni, osserva, i segni della tubercolosi sull’apparato scheletrico umano sono diventati meno comuni. Lo stesso è avvenuto per la lebbra in Europa dopo la fine del Medioevo e per la treponematosi in Nord America prima che gli europei si stabilissero nel Nuovo Mondo.

Lo studio evidenzia inoltre un compromesso dal punto di vista evolutivo dei patogeni, i quali tendono ad aumentare la propria trasmissibilità a costo dei decessi: la letalità delle malattie risulta in tal senso inferiore a favore di una maggiore diffusione tra gli umani. “Gli alti livelli di trasmissione sembrano essere un tratto evolutivo temporaneo che si riduce col passare del tempo”, spiega Lucas. A questo proposito, la paleopatologia – lo studio delle malattie negli animali antichi e nell’uomo, o le condizioni patologiche che le causano – “sta diventando una disciplina sempre più popolare”, sottolinea, poiché le malattie che si manifestano nei tessuti duri (come le ossa) lasciando delle tracce patologiche conservate possono essere studiate finché sono disponibili campioni.

Articolo di Erika del 02 Marzo 2021 alle ore 17:33

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