Polemiche per il 5G: accadde lo stesso con la TV a colori

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Esiste davvero una correlazione tra la diffusione del nuovo coronavirus e la quinta rete mobile?

A 10 anni dall’avvento della TV a colori in Francia, Germania e Inghilterra, nel nostro Paese si pensava a sequestrare 300 dispositivi già in circolazione a causa dei presunti rischi per la salute umana. Ne parlava il Corriere dell’Informazione (l’odierno Corriere della Sera) nel 1977, quando il Pretore de La Spezia ordinò di ritirare gli apparecchi potenzialmente pericolosi, per affidarli al Centro Elettronico dell’Università di Bologna e al Consiglio nazionale dell’energia nucleare di Roma, che li avrebbero analizzati.

Fu così che in Italia la TV a colori arrivò con un decennio di ritardo rispetto ad altri paesi europei, tra vive polemiche e disinformazione. Una storia che ricorda molto ciò che sta accadendo oggi con il 5G, accolto da centinaia di ordinanze e misure contro l’installazione da parte di molti comuni italiani. Questo perché qualcuno ha ipotizzato una correlazione tra la quinta rete mobile e la diffusione del nuovo coronavirus, contribuendo allo sviluppo di un vero e proprio movimento anti-5G.

Pur essendo privo di evidenza scientifica, il legame tra Covid-19 e 5G è diventato presto una questione dilagante, talvolta alimentata da timori innescati da organi di informazione accreditati. Il tutto in una fase di grave crisi economica, dove le nuove antenne potrebbero potenzialmente dare un contributo tempestivo alla crescita del PIL nazionale, a fronte dell’inequivocabile declino determinato dalla crisi sanitaria.

Ma è possibile che ci sia un legame tra la diffusione del coronavirus e la rete 5G?

Secondo una delle teorie anti-5G, la rete potrebbe essere responsabile di un indebolimento del sistema immunitario, mettendo a rischio le persone esposte alle onde radio dei ripetitori. La rete sarebbe in grado, secondo un’altra ipotesi, di favorire la diffusione di agenti patogeni tra le comunità, motivo per il quale si sarebbe registrato il maggior numero di contagi proprio nelle regioni con più antenne 5G installate. Una questione presa piuttosto sul serio anche da molti personaggi pubblici, che hanno condiviso le notizie sui social alzando veri e propri polveroni.

Escludendo la possibilità che 5G e coronavirus possano “collaborare” diversamente a seconda del paese in cui si trovano – l’Iran non ha ancora sperimentato il 5G, ma ha registrato un altissimo numero di contagi – non vi sarebbero fondamenti per ipotizzare che le due cose siano in qualche modo collegate. In Italia, le regioni con la copertura più ampia sono Veneto, Umbria, Puglia e solo in parte Lombardia e Toscana. Tra queste, alcune hanno registrato numeri di contagi trascurabili rispetto alle aree fortemente colpite, se pur con una grande quantità di antenne.

Le onde radio possono quindi favorire la trasmissione del virus?

L’idea che le onde radio del 5G possano trasmettere virus da una persona all’altra attualmente non trova alcuna spiegazione nella scienza conosciuta. Di oltre 30.000 pubblicazioni scientifiche condotte negli ultimi decenni, nessuna ha mai confermato un aumento di patologie riconducibili all’uso dei dispositivi tecnologici, il cui utilizzo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni. Per gli esperti, si tratta di frequenze radio troppo basse per influenzare il sistema immunitario e sarebbe fisicamente impossibile per il 5G favorire la diffusione di un virus che si trasmette tra esseri umani. “Virus e onde elettromagnetiche, che rendono possibile la comunicazione tra telefoni cellulari e Internet, funzionano diversamente”, spiega Adam Finn dell’Università di Bristol. “Gesso e formaggio sono diversi”.

Ma da dove nasce la paura del 5G?

L’allarmismo nato dall’avvento del 5G, come già avvenuto per i televisori negli anni ’70, è una storia che si ripete, decennio dopo decennio, spesso in concomitanza con il debutto di una nuova rete mobile. Le linee guida degli organi internazionali sui pericoli legati all’elettrosmog, però, sono sempre le stesse dal 1998, e vale anche per il nostro Istituto Superiore di Sanità. Allo stesso tempo, alimentare notizie contrastanti o poco attendibili fa sempre comodo, politicamente parlando. Un altro aspetto restato invariato, semmai peggiorato dall’uso dei social, nonché dalla reclusione e dall’incertezza dettati da un’emergenza sanitaria del tutto nuova.

Articolo di Erika del 04 Luglio 2020 alle ore 11:11

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