Buco dell’ozono, primi effetti positivi sulle circolazioni atmosferiche

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Secondo un nuovo studio, la corrente a getto meridionale ha smesso di spostarsi verso sud e potrebbe tornare verso la normalità.

Dopo decenni di interruzione a causa dell’attività umana, sembra che il normale flusso della corrente a getto meridionale stia tornando alla sua normalità, per effetto del ripristino dello strato di ozono. Secondo uno studio pubblicato su Nature, la cooperazione internazionale sulla regolamentazione delle sostanze chimiche prevista dall’accordo di Montréal sta lentamente contribuendo ad un’inversione di rotta, dimostrando che riparare, almeno in parte, al danno sui sistemi climatici compromessi è possibile, con un’azione coordinata e determinata da parte dei governi.

La corrente a getto meridionale è un potente flusso d’aria situato nell’atmosfera terrestre che muove le correnti oceaniche, soprattutto in estate. Intorno al 2000 la corrente ha iniziato a scostarsi dal suo normale flusso e dirigersi verso sud, in Antartico, a ritmo di un grado di latitudine circa ogni decennio, con conseguenze sulle precipitazioni in Sud America, Africa orientale e Australia. La causa dello spostamento si deve principalmente, secondo gli studi, all’esaurimento dello strato di ozono per opera di composti chimici di origine industriale come clorofluorocarburi e idroclorofluorocarburi, immessi in grandi quantità nell’atmosfera. Prima di essere gradualmente eliminate del protocollo di Montreal delle Nazioni Unite del 1987, queste sostanze hanno causato il cosiddetto “buco” dell’ozono, la cui collocazione al polo sud ha modificato i modelli dei venti.

Lo scorso settembre, le immagini satellitari hanno rivelato che il buco dell’ozono si è effettivamente ridotto, raggiungendo i 16,4 milioni di chilometri quadrati di estensione, la più piccola registrata dal 1982. “Questa è una prova in più del fatto che il protocollo di Montréal ha portato al recupero dello strato di ozono”, ha affermato la principale autrice dello studio, Antara Banerjee, della National Oceanic and Atmospher Administration. L’inversione di questa tendenza porterebbe a variazioni nelle piogge, con effetti benefici sulle regioni colpite da prolungate siccità negli ultimi anni, come in Australia, dove la corrente a getto a ha allontanato le precipitazioni durante l’inverno.

Gli esperti precisano, però, che il ripristino dell’ozono non è sufficiente a riportare i modelli meteorologici dell’emisfero sud in equilibrio, perché altre emissioni industriali – come l’anidride carbonica e il metano – continuano a esercitare una forza dirompente nella direzione opposta. Mentre l’ozono inizia a richiudersi, infatti, le emissioni di Co2 continuano ad aumentare, con la probabilità di innescare una nuova inversione di rotta futura. “Nel prossimo futuro, il fattore di ozono potrebbe predominare e la corrente a getto tornerebbe così all’equatore. Ma una volta completato il recupero, la CO2 potrebbe spingerla di nuovo verso sud”, ha spiegato Banerjee.

Secondo Alexey Karpechko, un revisore del documento che lavora per l’Istituto meteorologico finlandese, lo studio illustra come l’esaurimento dell’ozono sia stato il principale motore della circolazione atmosferica. “È un messaggio forte per noi emettitori di gas serra. Questo dimostra che possiamo manipolare il clima in entrambi i modi: in modo sbagliato e invertendo il danno che abbiamo fatto”. Nonostante i dati promettenti, però, molti aspetti restano da chiarire, come la possibilità di influire sulla perdita del ghiaccio marino antartico. Stando a ricerche precedenti, il buco dell’ozono sarebbe simile ad un camino, che aspira parte del calore dall’atmosfera, rallentando potenzialmente rallentando il riscaldamento del polo sud. Ma Banerjee ha sottolineato che tale teoria sarebbe controversa e pertanto sono necessari ulteriori studi.

Articolo di Erika del 26 Marzo 2020 alle ore 09:03

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