Requiem per i ghiacciai, le montagne italiane in balìa del riscaldamento globale

L’emergenza del Planpincieux ha richiamato l’attenzione sulla precarietà dei ghiacciai italiani. Legambiente in prima fila con le iniziative contro l’inazione nei confronti della crisi climatica.

Dopo mesi di apprensione l’inverno sembra aver messo in stand-by la situazione di emergenza del ghiacciaio Planpincieux, in Valle d’Aosta, per il quale si temevano crolli a causa del rapido assottigliamento e del movimento del ghiaccio sul versante del Monte Bianco. L’estate 2019 è stata ricca di tensioni per il ghiacciaio, per il quale si sono mosse diverse iniziative per attirare l’attenzione sull’imminenza degli effetti del riscaldamento globale, specialmente sui ghiacci e sulle zone montane.

L’aumento della velocità di scivolamento delle porzioni di ghiaccio – che si muovevano di 50-60 centimetri al giorno – ha destato non poche preoccupazioni. La paura era che una lastra di circa 250.000 metri cubi di ghiaccio potesse staccarsi  e finire a valle, costituendo un pericolo per l’area sottostante. A tal proposito era stato stabilito un monitoraggio costante del ghiaccio e la chiusura della strada della Val Ferret.

Sul fronte dell’emergenza si sono fatti sentire gli esponenti di Legambiente, che ha organizzato una serie di iniziative in occasione dello sciopero mondiale per il clima lo scorso settembre. Il focus di “Requiem per un ghiacciaio” era appunto sulla precarietà dei ghiacciai italiani, in particolare di quelli delle Alpi del Monte Bianco e sugli ecosistemi ad essi legati. Ad attirare maggiore attenzione era stata la veglia funebre per il ghiacciaio del Lys, un omaggio volto a sottolineare l’incertezza che incombe sui nostri paesaggi e le nostre montagne a causa della crisi climatica. Scalate sui ghiacciai e manifestazioni sono state organizzate anche sul Monviso, il Montasio, lo Stelvio, la Marmolada, il Brenta, il Calderone.

“La notizia di un possibile rischio crollo per il ghiacciaio Planpincieux testimonia ancora una volta come i cambiamenti climatici stiano minacciando anche le montagne italiane e indirettamente le comunità locali”, aveva affermato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente. “Lo scioglimento dei ghiacciai e la biodiversità a rischio sono il primo campanello di allarme di un problema che ha una portata internazionale e che deve essere affrontato in maniera sinergica da tutti gli stati del mondo”. Non c’è tempo da perdere, sottolineava.

Immagine del ghiacciaio Mer de Glace. A sinistra uno scatto dell’agosto 1919, a destra dell’agosto 2019.

La cosa fondamentale adesso, dichiarava Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, è “approvare al più presto un piano di adattamento ai cambiamenti climatici che abbia tra le sue priorità i territori montani, aree oggi molto fragili”. I ghiacciai del Monte Bianco, in particolare, sono cambiati molto nell’ultimo secolo, con un’accelerazione dello scioglimento concentrata negli ultimi decenni e che è subito visibile dalle immagini.

La catena alpina del Monte Bianco comprende 40 vette oltre i 4.000 metri d’altezza, divise tra Italia, Francia e Svizzera. Si estende per 400 chilometri quadrati e ospita 101 ghiacciai.

Articolo di Erika del 17 Febbraio 2020 alle ore 09:19

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