Cop25: il punto della situazione

Ultimi giorni di tensioni a Madrid, tra manifestanti espulsi dalla conferenza e una stasi totale dei negoziati per i paesi più inquinanti al mondo.

Dovrebbe terminare domani la 25° Conferenza sul Clima in corso Madrid, dove l’atmosfera delle ultime ore si è decisamente incupita a causa delle proteste delle Ong e della tensione in merito all’esito dei colloqui. Circa 200 attivisti sono stati espulsi dalla Feria de Madrid, che ospita la conferenza, a cui pare sia seguita l’espulsione degli osservatori di parte dalla negoziazione. Alcuni manifestanti hanno denunciato di essere stati spinti e maltrattati, mentre l’accesso è stato negato agli osservatori per il resto della conferenza.

“Non abbiamo avuto altra scelta che violare le regole della diplomazia internazionale e disturbare i negoziati”, ha affermato Daira Tukano, leader della popolazione indigena dei Tukano nel nordest del Brasile. “È spiacevole che i giovani venuti qui per difendere pacificamente la causa di una forte azione sui cambiamenti climatici vengano bollati e cacciati dal vertice per fare in modo che il processo climatico Onu possa concludersi con un risultato apparentemente debole e che non protegge il loro futuro”, ha commentato Christian Aid, un leader ambientalista africano.

Alla conferenza è intervenuta anche Greta Thunberg, la giovane attivista svedese da poco proclamata persona dell’anno, che con un discorso accorato ha sottolineato che “il prossimo decennio definirà il nostro futuro” e che la speranza c’è, ma non proviene da governi o imprese, bensì dal popolo. È assolutamente indispensabile, afferma la Thunberg, rivolgendosi al segretario generale dell’Onu António Guterres, che giovani e cittadini di tutto il mondo vengano coinvolti in questi negoziati per far sentire la loro voce. La cosa importante, afferma, è che i leader mondiali smettano di “usare sotterfugi per cercare di non attuare misure sostanziali di cambiamento”, perché il pericolo maggiore arriva proprio quando la politica agisce come se ci fossero davvero dei progressi, quando invece non è così.

Facendo il punto della situazione della Cop25, sembrerebbe che la frattura tra governi e società civile sui temi ambientali e climatici sembra allargarsi sempre di più. Il problema, spiega Jennifer Morgan di Greenpeace International, anche lei privata del badge di accesso dopo la protesta, è la forte mancanza di “una leadership chiara contro la crisi climatica tra i paesi”. Ad accendere le proteste degli attivisti presenti, inoltre, è che molti degli intenti sbandierati sul palco della Cop25 non sembrano avere riscontro su carta. 

A gravare enormemente sulla condizione globale ci sono poi i paesi che continuano a eludere ogni possibilità di accordo in tema di emissioni o che, come gli Stati Uniti, declinano ogni responsabilità. Nel frattempo la Cina, che si colloca tra i peggiori inquinatori al mondo, ha rimandato nuovamente l’approvazione di un sistema per il conteggio delle emissioni, mentre Brasile, Australia e Arabia Saudita ancora bloccano i tentativi di raggiungere un accordo sui mercati basati sul carbonio.

Nel frattempo in Europa la situazione è vacillante tra paesi molto lontani dagli obiettivi Ue e 84 stati che invece hanno annunciato obiettivi ancora più ambiziosi entro 2020, 73 dei quali si sono impegnati per diventare carbon neutral entro il 2050. Nel quadro generale governato dal malcontento, gli esponenti di A Sud sottolineano che la proposta dell’European Green Deal della nuova Commissione Ue di Ursula von der Leyen è considerato un passo avanti positivo, così come la dichiarazione di emergenza climatica approvata dal Parlamento Europeo due settimane fa.

Articolo di Erika del 12 Dicembre 2019 alle ore 18:59

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