Il fantasma delle Dolomiti

Un’ombra misteriosa accompagnata da un arcobaleno, che fa capolino dalla nebbia fitta, sulla cima di una montagna. Sembra un racconto horror, si tratta invece di un fenomeno ottico chiamato “spettro di Brocken”, osservato in cima alla Marmolada dal gestore del rifugio Punta Penia.

“La sagoma è lì, immobile, inquietante, sembra scrutarci torva dalla sua posizione privilegiata, nascosta tra le nubi. Un’aureola color arcobaleno le circonda il viso, quasi a voler simboleggiare il suo potere arcano, la sua origine divina. Egli muove il braccio – la sagoma lo muove anch’essa. Egli si sposta – si sposta anche la sagoma. Un dubbio si affaccia alla sua mente: che la sagoma lo stia prendendo in giro? Salta, una, due, tre volte – la sagoma lo segue, con perfetto sincronismo. Che sia uno spiritello annoiato, disceso dalla sua dimora tra le montagne per prendersi gioco degli umani?”

Se il signor Budel, gestore del rifugio Punta Penia, volesse scrivere un racconto dell’orrore sul suo singolare incontro, potrebbe forse incominciarlo così. Quando un giorno, in cima alla Marmolada a 3343 m di quota, ha visto una sagoma scura scrutarlo dalla nebbia, senz’altro sarà rimasto perplesso e non si sarà saputo spiegare immediatamente cosa stava succedendo. Prontamente, però, ha preso la sua videocamera e ha filmato l’inquietante sagoma. Il video è poi finito sul web, dove il fenomeno ha subito trovato una spiegazione.

Si tratta di uno “spettro di Brocken”, un fenomeno ottico che si verifica in particolari condizioni atmosferiche e di luce. L’ombra dell’osservatore – il signor Budel in questo caso – viene a trovarsi sulle nuvole di fronte a lui, avendo il sole alle spalle (vedi foto qui sotto). L’ombra risulta ingigantita per via di un inganno prospettico, poiché l’osservatore ritiene di stare osservando un oggetto molto lontano, mancando di punti di riferimento. L’ombra risulta spesso accompagnata da uno o più anelli luminosi di forma circolare e colore dell’arcobaleno: il fenomeno, detto “gloria”, è dovuto alla dispersione e rifrazione della luce per mezzo delle goccioline d’acqua sospese in aria.

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Lo spettro di Brocken fotografato dal signor Budel in cima alla Marmolada. Fonte: Corriere delle Alpi.

Lo spettro di Brocken prende il nome dalla cima Brocken, nella catena montuosa dell’Harz in Germania centrale, dove è stato osservato per la prima volta verso la fine del 1700. Il fenomeno è in seguito entrato a far parte di numerose leggende ed è stato menzionato persino in opere di scrittori e poeti quali Samuel T. Coleridge, Lewis Carroll, Stanislaw Lem e Charles Dickens. Lo spettro è in teoria osservabile da qualunque cima o posizione elevata, guardando verso il basso, nelle giuste condizioni atmosferiche e di luminosità, con nubi di fronte e sole alle spalle. La foto sottostante mostra lo “spettro” di un aeroplano sulle nubi al di sotto del velivolo. La seconda foto qui sotto ritrae uno “spettro artificiale” creato utilizzando i fari di un’auto come fonte luminosa.

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Lo spettro di Brocken proiettato da un aeroplano sulle nubi sottostanti.

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Uno spettro di Brocken artificiale, creato utilizzando i fari di un’auto.

Insomma, se abbiamo perso gli occhiali o bevuto un po’, notiamo un’ombra che ci scruta dalla nebbia e ci sembra di avere le traveggole… abbiamo tutto il diritto di pensare a uno spettro!

Articolo di Enrico Di Muzio del 05 Agosto 2018 alle ore 16:34

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