Copertura nevosa in aumento sul continente europeo, quali le conseguenze?

Può la neve portare bel tempo e proteggerci dalle perturbazioni atlantiche? 

Mettendo a confronto la copertura nevosa osservata da satellite in Europa si rimane particolarmente colpiti dal cambiamento avvenuto in poco più di una settimana, specialmente sui Balcani, centro-Europa e regioni del Mediterraneo orientale.

Copertura nevosa europea a confronto tra 3 diverse date: 31 dicembre, 3 gennaio e 8 gennaio dopo le ingenti nevicate che hanno interessato l'Europa centro-orientale

Copertura nevosa europea a confronto tra 3 diverse date: 31 dicembre, 3 gennaio e 8 gennaio dopo le ingenti nevicate che hanno interessato l’Europa centro-orientale. Il colore bianco indica la presenza di neve, quello azzurro i ghiacci mentre verde e blu corrispondono a terreno privo di neve e mare. 

Aree che prima erano quasi completamente prive di copertura nevosa, tra le quali si annoverano anche le nostre regioni meridionali, sono ora interamente coperte da neve. La cosa sorprendente che vale la pena notare è come molte di queste regioni (ad es. Grecia, Cipro o le regioni adriatiche della nostra penisola) non siano abituate a temperature così rigide e nevicate così intense, o almeno non per un periodo così prolungato.

Differenza nella copertura nevosa prima e dopo le ingenti nevicate che hanno interessato il Mediterraneo

Differenza nella copertura nevosa prima e dopo le ingenti nevicate che hanno interessato il Mediterraneo

 

Se si poi considera la situazione nel complesso sull’intero continente europeo e russo è possibile concludere come più della metà di questa area sia coperta da neve o da ghiacci.

Ma quali saranno le conseguenze a breve-medio termine di questa copertura nevosa più estesa del normale? 

La neve, a causa del suo colore bianco, tende a riflettere gran parte della radiazione sia nello spettro dell’infrarosso (ovvero quelle lunghezze d’onda caratteristiche di corpi caldi come la terra) che in quello dell’ultravioletto (o in generale quelle lunghezze d’onda corte associate a corpi molto caldi come il sole). Questo comporta un maggiore isolamento del terreno, che mantiene la sua temperatura più a lungo, ed un maggiore raffreddamento dell’aria a contatto con il terreno.

Tale raffreddamento induce, tra le altre cose, un aumento della densità dell’aria a contatto con la superficie: aria fredda e secca risulta infatti più pesante di quella calda ed umida che, come ben sappiamo, tende a salire più facilmente verso l’alto. L’aria fredda si accumula vicino alla superficie e difficilmente può essere “spazzata” via, proprio a causa della sua pesantezza, a meno dell’intervento di venti generati da una bassa pressione di passaggio. In questo modo si forma quello che in gergo viene chiamato “anticiclone termico” ovvero un’area di alta pressione dove l’aria è molto pesante e stabile. È proprio questa la situazione che si può osservare nella mappa sottostante dove sono riportate le temperature minime misurate lo scorso 8 gennaio e la pressione al suolo.

Temperature minime e  pressione riportata al livello del mare misurati l'8 gennaio

Temperature minime e pressione riportata al livello del mare misurati l’8 gennaio

Osservate il campo di alta pressione (H) esteso dall’Europa orientale fino agli Urali con valori di oltre 1030 hPa che si sovrappone quasi perfettamente con le minime più basse fino a -41°C.

Questo “muro” naturale tende quindi a proteggere l’Europa dalle perturbazioni provenienti dall’Atlantico (T nella figura sottostante) che cercano di avanzare sempre più verso est, scalzando pian piano l’aria fredda accumulata nei bassi strati atmosferici.

Temperature minime e  pressione riportata al livello del mare misurati l'11 gennaio

Temperature minime e pressione riportata al livello del mare misurati l’11 gennaio

Chi la spunterà? Non resta che aspettare e vedere…

Articolo di Guido Cioni del 11 Gennaio 2017 alle ore 17:01

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