Siamo tra i primi al mondo a contribuire alla deforestazione tropicale. La ragione è nel nostro carrello della spesa

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Rapporto WWF: carne bovina, olio di palma, caffè e cacao tra i prodotti di maggiore impatto sugli ecosistemi tropicali e sub-tropicali. L’Italia è seconda in Europa per maggior contributo alla deforestazione.

L’Unione Europea è tra i maggiori importatori al mondo di deforestazione “incorporata”, secondo il nuovo rapporto dell’European Policy Office (EPO) del WWF, e responsabile delle emissioni di gas serra ad essa legate. Con un contributo del 16% alla deforestazione associata al commercio internazionale nel 2017, è seconda soltanto alla Cina (24%), superando l’India (9%), gli Stati Uniti (7%) e il Giappone (5%).

I dati analizzati dallo Stockholm Environment Institute (SEI) e dal Transparency for Sustainable Economies-Trase svelano il lato oscuro delle importazioni UE, mostrando un ruolo primario nel contributo alla crisi climatica e alla distruzione della biodiversità. “Stiamo segando il ramo su cui siede l’umanità e mettendo a repentaglio la nostra stessa salute”, commenta Anke Schulmeister-Oldenhove, Senior Forest Policy Officer dell’EPO del WWF.

Nel 2017 le importazioni dell’Unione Europea legate alla deforestazione tropicale hanno causato la trasformazione di 203.000 ettari di terreni naturali  e l’emissione di 116 milioni di tonnellate di CO2. Insieme, nel periodo 2005-2017, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Belgio e Polonia – in ordine per contributo –  hanno generato l’80% della deforestazione legata alle importazioni dai Paesi tropicali.

In questo disarmante panorama l’Italia non ne esce bene, collocandosi al secondo posto in Europa per maggior contributo alla deforestazione legata alle importazioni. E sebbene risulti difficile pensare all’impatto che le nostre piccole scelte di consumo quotidiane possano avere sugli ecosistemi tropicali e sub-tropicali, le ragioni sono proprio nel nostro carrello della spesa. “Quasi del tutto inconsapevolmente, trasformiamo e consumiamo prodotti provenienti dai paesi tropicali e sub-tropicali che incorporano deforestazione e trasformazione di ecosistemi naturali”, denuncia il WWF.

Tra i prodotti incriminati come principali responsabili della deforestazione troviamo, ancora una volta, l’olio di palma, la soia e la carne bovina, seguiti da cacao e caffè. La domanda di alcuni di questi prodotti è raddoppiata negli ultimi decenni e tende a crescere costantemente: la produzione di caffè, ad esempio, di cui l’Europa è il maggior responsabile, dovrebbe triplicare entro il 2050 per soddisfare la richiesta globale, ma la metà delle aree attualmente coltivate è destinata a diventare inadatta a causa del cambiamento climatico. Ciò spingerebbe a nuove riconversioni dei terreni e quindi a nuove deforestazioni. Il consumatore, tuttavia, può preferire il caffè prodotto da aziende certificate, che si concentra in un modesto 20% del totale.

Nel caso della soia, la cui produzione è aumentata esponenzialmente a partire dal 1950, la questione è legata al consumo spropositato di carne, soprattutto bovina. Il 97% delle farine di soia prodotte oggi sono infatti impiegate come mangime per animali negli allevamenti intensivi, una realtà gravemente impattante sul clima e sul suolo. Questo genere di allevamenti non solo è tra i primi responsabili delle concentrazioni di gas serra in atmosfera, ma contribuisce significativamente al consumo di suolo a causa degli spazi necessari per il bestiame.

Se si pensa che il Brasile è il principale produttore di soia al mondo, non è difficile risalire a quanto questo mercato fiorente abbia contribuito alla distruzione della foresta amazzonica, di cui 75 milioni di ettari oggi non esistono più. La domanda di carne, ma anche di derivati animali, è quindi strettamente legata alla distruzione delle foreste, senza contare che una parte della carne bovina importata dal Brasile in Europa proviene da disboscamenti illegali.

Secondo il WWF, oggi si rende sempre più indispensabile l’introduzione di provvedimenti legislativi per regolamentare l’importazione in UE di prodotti legati alla deforestazione tropicale e alla massiccia produzione di gas serra. I punti principali prevedono controlli serrati sulla legalità delle produzioni nei paesi d’origine e sulla violazione dei diritti umani, requisiti obbligatori per garantire la tracciabilità delle materie prime, l’applicazione delle normative sia per le materie prime che per i processi di trasformazione legati al degrado delle foreste, il rispetto rigoroso delle misure da parte di tutti gli stati membri dell’UE, misure complementari per affrontare la distruzione degli ecosistemi naturali.

Articolo di Erika del 14 Aprile 2021 alle ore 17:31

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