Artico: la formazione di ghiaccio marino invernale si sta fermando. Cosa significa?

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La neve che ricopre per gran parte dell’anno la regione artica rappresenta la superficie naturale più luminosa del pianeta, che riflette circa l’80% della radiazione solare che arriva dallo spazio. La formazione del ghiaccio marino artico è infatti cruciale nel bilancio energetico della Terra ed è per questo motivo che il tasso di ritiro oltre la media è sempre più preoccupante.

Mentre i ghiacci riflettono la luce, l’oceano costituisce la superficie più scura del pianeta, che assorbe il 90% della radiazione solare incidente. I cambiamenti nella copertura del ghiaccio marino hanno di conseguenza un grande impatto sull’assorbimento di calore della Terra, nonché sulla velocità con cui questa si riscalda.

Ogni anno, le temperature più fredde causano la formazione di un sottile strato ghiacciato sull’Oceano Artico, che contribuisce alla conservazione del ghiaccio marino. In primavera e in estate il ghiaccio si scioglie nuovamente, ma una parte di esso – più spesso e resistente – sopravvive ed è noto come ghiaccio pluriennale. Il riscaldamento del pianeta, che nella regione artica procede al doppio della velocità, sta minacciando il ghiaccio pluriennale, rischiando di fermare la formazione di ghiaccio marino nella stagione fredda.

Negli ultimi 40 anni, il ghiaccio pluriennale si è ridotto del 50% circa. In base al trend di riscaldamento attuale, si prevede che nei prossimi decenni l’Artico diventi privo di ghiaccio per tutta l’estate, con conseguenze drammatiche per il sistema climatico globale. Questa prospettiva è parsa ancora meno remota con gli sviluppi del 2020, dove il caldo estremo registrato in estate ha sconvolto l’Artico russo.

Le temperature anomale in Siberia, in particolare, influiscono sulla formazione di polynya nel Mare di Laptev, un’area dal contributo essenziale per la formazione del nuovo ghiaccio marino in autunno e inverno. Dal nord della costa siberiana il ghiaccio viene trasportato ogni anno verso ovest dai venti freddi, in una sorta di nastro trasportatore. Ma il mancato congelamento della superficie dell’acqua arresta l’intero processo.

Quest’anno, la consueta formazione di ghiaccio marino ha ritardato oltre ogni record, con il Mare di Laptev senza nuovo ghiaccio fino ad ottobre e un eccezionale minimo storico causato dal caldo anomalo. Se negli anni ’80 c’erano fino a 600.000 chilometri quadrati di ghiaccio pluriennale, nel 2020 il Mare di Laptev ne è stato completamente privo per mesi.

Secondo gli scienziati, l’intero Oceano Artico si sta dirigendo verso un futuro privo di ghiaccio, inteso come una copertura di ghiaccio al di sotto di un milione di chilometri quadrati di estensione. Soltanto negli ultimi 4 decenni, la copertura è diminuita di 8 milioni di chilometri quadrati, con un costante contributo al riscaldamento e all’innalzamento del livello del mare. La calotta glaciale della Groenlandia, in particolare, con la massa di ghiaccio più grande dell’emisfero settentrionale, sarebbe in grado di aumentare il livello del mare globale di 7,4 metri.

I cambiamenti nell’Artico sono motivo di grande preoccupazione globale, non solo per l’innalzamento del mare. Lo scongelamento del permafrost  causa il rilascio di metano, un gas serra che risulta circa 84 volte più potente della Co2 nell’arco di 20 anni e che contribuisce in maniera drammatica al riscaldamento atmosferico. Anche il clima in gran parte dell’emisfero settentrionale risente fortemente di ciò che accade nell’Artico, la cui evoluzione si sta rivelando tutt’altro che remota.

Articolo di Erika del 26 Ottobre 2020 alle ore 18:45

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