Lo scioglimento dei ghiacci in Alaska potrebbe scatenare un mega-tsunami

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Possibile un evento catastrofico come quello del 1958 a Lituya Bay, che generò uno tsunami alto fino a 524 metri.

Lo scioglimento dei ghiacci in Alaska potrebbe causare un vero e proprio tsunami, secondo un gruppo di scienziati che hanno allertato il Dipartimento di risorse naturali dell’Alaska (ADNR) lo scorso maggio. Lo scenario preoccupante sarebbe determinato dalle rocce rimaste instabili dopo il massiccio scioglimento del ghiacciaio a Prince William Sound, che potrebbero collassare in qualsiasi momento.

Mentre la minaccia legata alla possibilità di una frana sarebbe certamente enorme, non è chiaro come e quando la calamità potrebbe verificarsi. Gli scienziati hanno però individuato un rischio enorme riguardo al ghiacciaio situato lungo la costa meridionale dell’Alaska, che risulta avere un impatto diretto sui pendii delle montagne sopra Barry Arm, a circa 97 km a est di Anchorage.

Dalle immagini satellitari appare evidente il ritiro del ghiacciaio Barry, con una grande frattura che si sta aprendo nelle rocce soprastanti. Le immagini suggeriscono, secondo gli esperti, che una frana lenta e progressiva è già in corso, ma un cedimento improvviso della parete rocciosa avrebbe conseguenze disastrose. L’area, se pur remota, è soggetta abitualmente al passaggio di imbarcazioni commerciali e da diporto, comprese navi da crociera.

Il geofisico Chunli Dai della Ohio State University, uno dei ricercatori, ha dichiarato al NASA’s Earth Observatory che secondo i calcoli “un crollo rilascerebbe 16 volte più detriti e 11 volte più potenza della frana con mega-tsunami del 1958 a Lituya Bay”. Se i calcoli fossero corretti, si potrebbe temere l’impensabile, se si considera che l’episodio di Lituya Bay fu paragonato all’esplosione di una bomba atomica, con uno degli tsunami più spaventosi dell’era moderna – l’onda raggiunse i 524 metri di altezza.

Eventi come questi, non troppo rari nella regione, possono risentire di diversi fattori e diventare potenzialmente catastrofici. La pioggia intensa, lo scioglimento del permafrost causato dal clima caldo, i terremoti possono determinare uno scorrimento lento e frane improvvise, affermano i ricercatori. E il paesaggio richiede tempo per adattarsi, quando il clima cambia: il ritiro rapido di un ghiacciaio può avere un impatto drastico sui pendii circostanti, che potrebbero adattarsi in modo graduale o cedere improvvisamente.

La situazione a Prince William Sound è sotto stretta osservazione da parte di numerose organizzazioni, tra cui ADNR, National Oceanic and Atmospheric Administration e US Geological Survey, per monitorare gli sviluppi che coinvolgono il ghiacciaio Barry e scongiurare un collasso improvviso. La minaccia legata al declino dei ghiacci in Alaska richiama all’attenzione i rischi di eventi simili in altre parti del mondo, in un’epoca dove gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti.

“È piuttosto terrificante”, ha commentato il geologo Bretwood Higman dell’organizzazione no profit Ground Truth Alaska, paragonando il fenomeno alle eruzioni vulcaniche, che l’umanità conosce come un pericoloso ed imprevedibile rischio geologico. “Forse stiamo entrando in un momento in cui dobbiamo guardare i paesaggi ghiacciati allo stesso modo”.

Articolo di Erika del 19 Ottobre 2020 alle ore 18:33

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