Quest’anno la “zona morta” nel Golfo del Messico sarà più grande della media

Il NOAA ha previsto un’estensione dell’area ipossica di 17.000 km quadrati circa, una delle maggiori dal 1985.

Il mese scorso gli scienziati del National Oceanic and Atmosferic Administration (NOAA) hanno previsto che per l’estate 2020 l’area ipossica del Golfo del Messico, nota anche come “zona morta”, avrebbe raggiunto i 17.000 km quadrati circa. La zona di ossigeno basso o assente, fatale per alcuni pesci e specie marine, sarebbe più grande della media registrata dal 1985 (13.952 km quadrati), se pur non superiore al record registrato nel 2017 (22.730 km quadrati). A fine estate un sondaggio di monitoraggio confermerà le dimensioni previste dai modelli NOAA della zona morta.

L’area ipossica nel Golfo del Messico si verifica ogni anno in estate ed è un fenomeno causato principalmente dall’inquinamento proveniente dalle attività agricole  e dalle aree urbane, che si traduce in un eccesso di nutrienti che si riversa nello spartiacque del fiume Mississippi. Quando la contaminazione raggiunge le acque del Golfo si sviluppa una produzione eccessiva di alghe, le quali finiscono per morire e decomporsi, esaurendo l’ossigeno mentre scendono sul fondo.

L’area evidenziata in rosso indica un valore al di sotto o pari a 2 milligrammi per litro di ossigeno, ovvero il livello considerato ipossico. Le barre verdi nel pannello inferiore indicano la dimensione misurata durante le indagini navali dal 1985, mentre le linee tratteggiate nere indicano il limite massimo prefissato e la media di 5 anni nella zona. Immagine via NOAA.

La maggior parte della vita marina non è in grado di sopravvivere ai bassi livelli di ossigeno nell’area. Molte specie come gamberi, pesci o granchi restano spesso al di fuori della zona, ma le specie che non hanno la possibilità di spostarsi e sfuggire alla carenza di ossigeno subiscono un forte stress o finiscono uccise.

La zona morta del Golfo del Messico è forse la più nota, ma altre aree ipossiche si sviluppano negli Stati Uniti e nel mondo quando il deflusso dei nutrienti causa la riduzione dell’ossigeno. Secondo il fisico del NOAA David M. Kidwell, quella del Golfo non è infatti l’unica zona morta. “Probabilmente si sta verificando nel cortile di qualcuno, ma loro non lo sanno o non ne hanno ancora sentito parlare”, ha detto al New York Times.

L’inquinamento da azoto e fosforo e gli scarichi provenienti dalle attività agricole e urbane danno il maggior contributo allo sviluppo dell’ipossia estiva e della zona morta del Golfo del Messico. La contaminazione interessa buona parte del bacino idrografico del fiume Mississippi, che attraversa 22 stati e comprende oltre il 40% degli Stati Uniti. Nicole LeBoeuf, direttore ad interim del National Ocean Service di NOAA, ha affermato: “la zona morta annuale rende inaccessibili ampie aree per le specie che dipendono da esse per la sopravvivenza e mette a dura prova le risorse viventi della regione e le economie costiere”.

Lo spartiacque del fiume Mississippi comprende oltre il 40% degli Stati Uniti continentali e attraversa 22 stati. L’inquinamento da azoto e fosforo nel deflusso e gli scarichi dalle aree agricole e urbane sono i principali responsabili della zona ipossica nel Golfo del Messico. L’immagine mostra le 3 principali categorie aggregate di uso del suolo attraverso il bacino idrografico del fiume Mississippi: agricoltura (gialla), sviluppata (rossa) e naturale (verde). Immagine via NOAA.

Quest’anno, l’area ipossica sopra la media si deve soprattutto agli alti flussi fluviali e all’apporto di nutrienti immessi in primavera, principalmente dal Mississippi a dall’Atchafalaya. Soltanto a maggio 2020, gli scarichi nei due fiumi hanno superato del 30% la media a lungo termine tra il 1980 e il 2019. Secondo l’USGS, in quel periodo sono state immesse nei fiumi almeno 136.000 tonnellate di nitrato (+2% rispetto alla media) e 21.400 tonnellate di fosforo (25% rispetto alla media) nel Golfo del Messico.

Talvolta, la dimensione media della zona morta può variare a causa di siccità – come accaduto nel 1988,  uragani estivi o tempeste tropicali in grado di mescolare la colonna d’acqua nel Golfo, spingendo le acque superficiali ricche di ossigeno nelle profondità. Nel 2017, la zona morta da record seguì una sorgente estremamente umida attraverso le Grandi Pianure del Midwest, evidenzia Michon Scott del NOAA, mentre nel 2018 i venti persistenti da ovest e nord-ovest spinsero l’acqua a basso ossigeno verso est, limitando il flusso tra Louisiana e Texas e favorendo una zona morta sotto la media.

Le previsioni della zona ipossica del NOAA si basano su condizioni meteorologiche tipiche costiere, ma eventi meteorologici importanti potrebbero quindi modificare le dimensioni dell’area, come accaduto nel 2018 e nel 2019.

Articolo di Erika del 01 Agosto 2020 alle ore 11:40

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