Anche i polpi in allevamenti intensivi, grossi rischi per l’ambiente

L’allevamento di polpi comporterebbe seri danni all’ambiente e agli animali per un prodotto non necessario al benessere umano. Ne parla uno studio pubblicato su Issues in Science and Technology.

 

 

Anche i polpi sono nel mirino dell’allevamento intensivo, già responsabile di grossi danni per l’ambiente e il benessere animale. “The case against octopus farming” è lo studio pubblicato su Issues in Science and Technology che mette in luce i vari aspetti negativi di questa iniziativa che sta prendendo piede nel mondo. In Giappone sono già molto avanti nell’allevamento di polpi in cattività e sono prossimi ad immetterli sul mercato fin dalla schiusa delle uova, ma anche in diversi Paesi – tra cui Italia, Australia, Cina e Spagna – ci si sta avvicinando a quest’attività. Attualmente sono circa 550 le specie acquatiche allevate nel mondo a scopo alimentare e i polpi stanno per essere aggiunti alla lista. Ma il team di ricercatori delle università di New York, Sydney e Sussex mostrano una serie di motivi per cui allevare i polpi è una scelta che andrebbe solamente a gravare su una situazione già drammatica a livello ambientale.

Ad oggi l’acquacoltura non gode di buona fama in termini di inquinamento, anzi si colloca tra le attività industriali meno sostenibili. L’allevamento intensivo di polpi comporterebbe una serie di fattori non trascurabili, anzi ancora più rilevanti rispetto alla pescicoltura tradizionale. Oltre ad essere animali particolarmente intelligenti, infatti, questi cefalopodi sono conosciuti per essere molto territoriali, il che non renderebbe facile la loro permanenza in cattività. Si tratta inoltre di animali grandi, per cui la convivenza in spazi notevolmente ridotti, caratteristica di questi allevamenti, sarebbe impensabile per la specie. Allevare i polpi quindi vorrebbe dire impiegare spazi grandi e di conseguenza gravare maggiormente sull’ambiente, soprattutto considerando che il loro fabbisogno giornaliero è pari a tre volte il loro peso corporeo. Si aggiungono poi la grande produzione di rifiuti fecali che si diffonderanno nell’ambiente circostante e l’impiego di antibiotici che avrà un pessimo impatto sul fondale marino e quindi sugli esemplari allevati.

Ma l’impatto ambientale non è il solo deterrente evidenziato dai ricercatori per quest’attività. C’è una questione ampiamente sottovalutata, che è la complessità del comportamento dei polpi e le loro straordinarie capacità cognitive. La detenzione di questi animali secondo i metodi dell’acquacoltura tradizionale sarebbe del tutto inadeguata alle loro necessità, pertanto ingestibile rispetto ad altre specie acquatiche comunemente allevate.

In sintesi, l’allevamento di polpi sembrerebbe una scelta tutt’altro che convenzionale per l’acquacoltura, ma esistono molteplici incentivi finanziari in favore di questo commercio, soprattutto a causa della loro scarsità in natura dovuta alla pesca eccessiva. A tal proposito gli scienziati fanno notare che il polpo come prodotto alimentare non è una necessità per il benessere umano, bensì un cibo “di lusso”. Un mercato di questo genere sarebbe superfluo sotto molti aspetti e allo stesso tempo fonte di grandi problemi.

Articolo di Erika del 07 Febbraio 2019 alle ore 19:08

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