Tessile cinese sotto pressione, impatto ambientale disastroso

Anche il Made in China inizia a muovere i primi passi verso la moda eco-sostenibile. La Cina ha infatti il primato nella produzione di materiali di spreco e inquinamento, con il 53% dei rifiuti dell’industria tessile mondiale.

 

 

Con un valore globale di 2,4 trilioni di dollari e oltre 50 milioni di lavoratori, l’industria della moda è tra le più inquinanti al mondo, con un ammontare di circa 460 miliardi di dollari di materiale sprecato. Gran parte di questi sprechi proviene dalla Cina, che tra utilizzo di materie prime, sversamenti di sostanze chimiche ed emissioni di Co2, produce circa 70.000 tonnellate giornaliere di materiale da smaltire, generando il 53% dei rifiuti dell’industria tessile mondiale. Secondo Greenpeace, con la sola fase di tintura dei tessuti – che sfrutta ben 72 sostanze tossiche – l’industria tessile cinese è responsabile del 10% dell’inquinamento delle acque mondiali. Del resto, la Cina svolge un ruolo da protagonista nella catena di fornitura tessile, con più di 15.000 aziende sparse nel Paese e fornitori dei maggiori gruppi tessili al mondo, contribuendo significativamente all’impatto negativo sull’ambiente.

Attualmente, grandi gruppi come Gap, Zara, H&M e agglomerati di brand della moda stanno investendo milioni in ambiziosi progetti fondati sull’economia circolare. L’intero ciclo produttivo va rivisitato in ogni suo passaggio, cercando di ridurre gli sprechi al minimo e riciclare quanto è più possibile i materiali di scarto, cercando, dove consentito, di reintegrarli nel processo produttivo, evitando così che vengano dispersi nell’ambiente. Arginare i grandi sprechi vuol dire però risolvere diverse questioni, a partire dal fast fashion, che ad ogni collezione riversa sul mercato miliardi di capi di vestiario. Non da meno è poi l’impiego di sostanze chimiche nei processi produttivi, una questione su cui i brand esercitano molta pressione e a cui anche l’industria cinese, se pur con grande difficoltà, sta cercando di rimediare. Alcuni miglioramenti sono stati fatti nell’ambito della nuova legislazione ambientale varata da Pechino nel 2014, con l’imposizione di regole più vincolanti nel settore, ma la strada per trovare alternative meno inquinanti sembra ancora lontana.

E mentre grandi brand e fornitori investono in favore di una produzione meno impattante, migliaia di piccole e medie imprese restano fuori dal processo di innovazione, continuando con una linea produttiva del tutto lontana dal concetto di eco-sostenibilità.

Articolo di Erika del 07 Febbraio 2019 alle ore 16:00

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